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12 GIORGIO SALVINI
conclude, in un suo importante lavoro, scritto mentre era ancora a Còttingen, con una
critica fondamentale ed in un certo senso definitiva all'idea degli invarianti adiabatici,
sviluppando i dubbi già sollevati da Einstein nel 1917. Il paragrafo di Gallavotti non è di
facile lettura, ma ben soccorre la spiegazione inserita da Gallavotti stesso nella voce [4]
della sua bibliografia.
L'autore mette in chiara evidenza i limiti e gli errori di valutazione del giovane Enrico
Fermi, ed anche questo è interessante e va studiato. Ricordo che nelle note e memorie
di Fermi (FNM) anche Emilio Segrè riporta l'opinione che "il teorema ergodico dato da
Fermi non è considerato rigoroso dal punto di vista matematico, ed è difficile renderlo
tale" .
Mi sembra che Gallavotti ci dia del giovane Fermi l'immagine di un'aquila che gira
ampiamente intorno al proprio nido prima di spiccare il suo volo deciso verso obiettivi
unici e di riconosciuto valore mondiale.
Nel suo ultimo paragrafo, "La fisica teorica in Italia e l'atteggiamento iniziale di
Fermi verso la meccanica delle matrici" , Gallavotti ritorna sulla disattenzione di Fermi
verso l'opera dei ragazzi (la Knabenphysik), da me ricordati. Ho già commentato questa
interessante parentesi della vita di Fermi. Riporto qui la conclusione finale di Gallavotti
alla sua nota.
"È opportuno, per chiarezza, osservare che anche negli altri paesi, in particolare in
quello di origine, la meccanica delle matrici è sempre stata e continua ad essere sostan-
zialmente ignorata nei corsi formativi a favore del punto di vista ondulatorio. Sarà un
interessante problema storico capire come mai."
6·7. Tullio Levi-Civita. - Gli editori del presente libro hanno pensato conveniente,
anche per dare una immagine viva "delle cose occorrenti ne' tempi suoi" (1) allegare
ad esso un lavoro del grande matematico Levi-Civita, che si interessò al problema degli
invarianti adiabatici, e ne scorse i chiari limiti.
"Sugli invarianti adiabatici" [6]. Questo lavoro di Levi-Civita si riferisce ampiamente
ai lavori di Fermi su questo soggetto. Esso è riportato nei rapporti del Congresso di Como
del 1927 [12]. Al paragrafo 1 della nota di Levi-Civita "Le recenti teorie dell'atomo e i
loro schemi", si dà una chiara sintesi del problema da lui e da Fermi trattato. Scrive Levi-
Civita. "Il suaccennato connubio della meccanica newtoniana con un principio selettivo
di discontinuità quantistica dispiacque a molti fisici, e non ai tradizionalisti soltanto."
In questo rapporto da Como 1927 si trova l'ampio lavoro di Sommerfeld dedicato anche
alla statistica di Fermi, che valse a confermare il valore fondamentale di essa nello stato
solido, come è illustrato dalla nota di Bassani da noi pubblicata [6].
6·8. Massimo Falcioni e Angelo Vulpiani. - È di notevole interesse la nota di Falcioni
e Vulpiani sul "Contributo di Enrico Fermi ai sistemi non lineari" [6]. Anch'essa ci porta,
come già abbiamo osservato, ad una meditazione storica. Fermi, Pasta e Ulam aprirono
nel 1954-1955 una nuova linea di pensiero e di ricerca. Essi ribadirono l'importanza
( 1) Compagni D. (1255-1324).

